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  • Matteo Di Giovanni

    Nasce a Pescara nel 1980, ma dal 2000 si trasferisce a Roma per studiare ed intraprendere le prime esperienze lavorative in diversi settori. Si laurea in Filosofia all'Università La Sapienza di Roma nel 2006 con una tesi sull'antropologia filosofica di Günther Anders. Dopo l'esperienza romana, si trasferisce a Londra, dove inizia a lavorare come fotografo per diverse riviste come The Economist, Red Pepper, Slowfood Magazine, HesaMag. Allo stesso tempo, lavora come assistente per vari fotografi, tra cui Jeff Lipsky e Simon Roberts, che influenzano molto il suo modo di intendere e percepire la fotografia. Dal 2010 studia Fotografia presso la Westminster University di Londra, sotto la guida di Max Houghton, David Campany, Colin Jacobson e Ian Dennings, dove ottiene un MA con un progetto sull'identità nazionale bosniaca a 20 anni dall'inizio della guerra dei Balcani. Proprio mentre si trova in Bosnia, resta coinvolto in un incidente, che cambia totalmente la sua percezione dello spazio. Nel 2012 riesce comunque a completare i suoi studi a Londra e, dopo un lungo periodo riabilitativo, decide si spostarsi definitivamente a Milano nel 2014. Da quel momento inizia un'intensa collaborazione con Micamera, che gli permette di confrontarsi, tra gli altri, con autori come Lucas Foglia, Gus Powell e Dana Lixenberg. Questi incontri lo portano a concentrarsi principalmente su progetti personali legati al paesaggio, alla sua percezione, all'interazione tra uomo e spazio e al viaggio come esperienza gnoseologica. Il suo primo libro, I wish the world was even, curato da Micamera è stato pubblicato da ArtPhilein Editions nell'aprile del 2019. Una selezione di 12 immagini del lavoro è stata esposto al Museo dell'Arte della Città di Ravenna in occasione di Looking on – Sguardi e Prospettive sulla Nuova Fotografia Italiana dal 5 maggio al 30 giugno 2019. Allo stesso tempo, sta lavorando ad un progetto sul tema dell'incertezza e dello spaesamento, utilizzando l'area del delta del Po come paesaggio metaforico, considerando una tra le sue caratteristiche principali: quella di essere una lingua di terra posta sotto il livello del mare.
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